Lo scorso 23 novembre si è tenuta, a Palermo in via Sacra Famiglia, l’inaugurazione dell’installazione di un portone bronzeo presso la parrocchia Gesù, Maria e Giuseppe. La cerimonia è stata celebrata dal vicario Generale Mons. Giuseppe Oliveri.
Le raffigurazioni a rilievo sul portone della parrocchia Gesù, Maria e Giuseppe in via Sacra Famiglia rappresentano la storia della salvezza raffigurata su ben 32 pannelli.
Il portone è stato realizzato dallo studio d’arte di Biagio Governali, un lavoro degno di meritato prestigio da cui si evince quanto l’ opera sia stata frutto di studio e approfondimento teologico ed è stato donato dalla famiglia Barbaro.
Un’opera di straordinario valore da vedere.

L’ intervento della luce gioca, in tutto ciò, un ruolo fondamentale perché alla luce viene accostata la figura del divino. La luce diventa uno strumento di glorificazione dei luoghi di culto creando suggestivi effetti speciali. Questo è il risultato del lavoro svolto dall’ architetto Carmelo Luigi Infantino, il progettista, natio dei luoghi, il quale nel 2010 sviluppò un progetto di architettura e luce volto ad illuminare la facciata principale della Chiesa di Resuttana.
L’opera fu commissionata all’arch. Infantino dal parroco Don Diego su iniziativa di una fedele che volle finanziare l’intero progetto chiedendo espressamente di restare anonima.
E non bastò, allora, neanche la cerimonia di celebrazione per la nuova illuminazione del prospetto a far uscire allo scoperto la finanziatrice dell’opera di cui ancora oggi si sa solamente che è una donna.

La parrocchia, per chi non la conoscesse, insiste nel cuore della Piana dei Colli di Palermo ed è considerata un luogo di culto di rilevante pregio storico perché sorta in un fondo a fianco della Villa Resuttano – Terrasi.

Per citare qualche cenno storico,è bene sapere che nel 1590 quella zona era nient’altro che un fondo che fu acquistato da Giuseppe Napoli, principe di Resuttana, la cui famiglia fece costruire, all’interno della tenuta, una dimora in quelle che erano  le zone di campagna di Palermo e una chiesetta, che fungeva da cappella e sepoltura privata, collegata alla villa da un passaggio interno. In seguito, nel 1728 venne concesso lo “ius patronatus” (potestà e facoltà di eleggere due cappellani curati, di rimuoverli e di eleggerne altri) a Don Federico e ai suoi eredi che vi rinunziarono nel 1918 e che passò al Municipio di Palermo.
La chiesa, nel 1728, venne elevata a chiesa sacramentale, un anno dopo fu eretta a parrocchia filiale della Cattedrale di Palermo e nel 1755 divenne parrocchia indipendente col titolo di Gesù, Maria e Giuseppe. Nel corso del tempo è stata ingrandita e decorata e soprattutto l’interno ha subito numerose modifiche.

Dotata di personalità giuridica e riconosciuta nel 1987 come Ente Civile con decreto del Ministero dell’Interno è stata dichiarata, nel 1995, dall’Assessore Regionale dei Beni Culturali, di interesse storico-artistico particolarmente importante e come tale sottoposta a tutte le norme di tutela contenute nella legge stessa.

Curiosità: Verso la fine  del 1800 il parroco della chiesa era il fratello della bisnonna dell’architetto C.L. Infantino, madre di suo nonno Gaspare Di Trapani; il parroco era stato nominato “Padre Tavolazzo” perché durante i lavori di restauro al campanile, lui cadde  e fu miracolato dalla tunica che gli fece da paracadute rimanendo illeso.

 

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