E’ considerata una delle spiagge più belle al mondo, talvolta paragonata a quelle delle florida per le sue dimensioni (circa 18 km di estensione) ed a quelle caraibiche per il colore bianco della sabbia e per la sua sofficità. SI trova al sud dell’isola di Boa Vista (Capo Verde) in una zona chiamata Curralinho e confina con il deserto del Viana che occupa la parte centrale dell’isola.
Arrivato da qualche giorno a Boa Vista mi ero già organizzato per questa escursione con un fuoristrada con autista che potesse accompagnare me e mia moglie sul posto.
Partendo dal villaggio di Sal Rei la strada è abbastanza piacevole e quasi tutta asfaltata tranne il tratto finale che costeggia la spiaggia. Il tragitto dura circa trenta minuti e si passa anche attraverso il paesino di Rabil famoso per le sue ceramiche artigianali.
La mia impazienza cresceva man mano che ci avvicinavamo e quando il fuoristrada ha lasciato l’asfalto ed iniziato a correre su di una strada sabbiosa, dietro una enorme duna di sabbia ci apparve LEI.
Dai finestrini dell’auto si vedeva una sconfinata distesa di sabbia tanto bianca da accecarti che terminava in un mare tanto azzurro che si confondeva all’orizzonte con il cielo, non riuscivo a credere ai miei occhi. Nonostante avessi visto già le bellezze sconfinate delle Seychelles non ero pronto a tanta bellezza e quasi mi si fermò il respiro. Il nostro autista ci lasciò davanti ad un chirinquito (beach bar) che è l’unico presente sulla spiaggia di Santa Monica dicendoci che sarebbe venuto a prenderci nel tardo pomeriggio.
Dal di fuori il chirinquito aveva più la parvenza di una baracca col il tetto in foglie di palma ma entrammo lo stesso con molto spirito di avventura. Subito ci venne incontro il titolare Ivaldino e la sua collaboratrice e ci accolsero con molta gioia e cordialità.
Il locale era molto semplice con tavoli e sedie di plastica, il pavimento di sabbia il tetto fatto con le foglie della palma da cocco ed i pilastri che lo reggevano erano realizzati con i tronchi delle stesse palme; due amache artigianali fatti di corda intrecciata erano rette da quattro palme e tutto sapeva di meravigliosa semplicità. La cosa più incredibile era la vista che si godeva….un immenso mare sconfinato che accarezzava quella distesa bianchissima di sabbia….tanto meravigliosa che restammo li per almeno un ora a chiacchierare con Ivaldino come dei vecchi amici e ricordo ancora il senso di familiarità che mi trasmetteva. Ci raccontò con enorme fierezza che quel posto era la antica casa del padre pescatore ed adesso lui la aveva trasformata in un ristorantino e che nonostante le numerose richieste di acquisto non aveva mai ceduto per rispetto del ricordo del padre. Ci raccontò la storia della spiaggia di Santa Monica ed anche la sua morfologia dicendoci che il lato alla destra del suo locale era la parte più commerciale e cioè quella più famosa dove vanno generalmente tutti i turisti anche se è tanto grande da non vedere nessuno, mentre il lato alla sinistra era la zona meno conosciuta dove avremmo potuto trovare tre calette piccole ancora inesplorate ed incontaminate dal turista di passaggio.
Prendemmo una birra ghiacciata (super bock), prenotammo il tavolo per il pranzo e ci incamminammo verso il lato sinistro che Ivandino ci aveva consigliato.

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